Olanda in moto
Due veneti alla scoperta nella Venezia del Nord

Questo viaggio in moto, fatto nel mese di agosto, mi incuriosiva molto per l’arte, i mulini a vento, la storia ma il motivo principale che ci ha spinto a scegliere questa meta rispetto ad altre, sinceramente, è stata la birra ed i famosi birrifici nelle abbazie. I punti cardini che ci eravamo prefissati erano: la visita ad un’abbazia, ai musei celebri di Amsterdam e goderci il viaggio. Sicuramente ha vinto quest’ultimo. Vuoi scoprire il perché?

Prima tappa: Padova – Passo dello Stelvio
Uno dei desideri di mio marito era quello di trascorrere una notte al Passo dello Stelvio. L’idea piaceva anche a me, così nella stesura dell’itinerario programmo la prima sosta lì.
Siamo partiti alla mattina dirigendoci verso uno dei nostri passi preferiti passando per Bormio, che è una delle alternative per arrivarci.
Arrivati sul Passo dello Stelvio, il tempo non era dei migliori, avevamo lasciato le temperature calde ed afose della nostra città, incontrando freddo ed un po’ di nebbia.
Ci immaginavamo però il soggiorno in un tipica baita ed una cenetta con il classico menù alpino. Purtroppo non abbiamo potuto godere né della prima né della seconda ipotesi che ci eravamo fatti: la camera aveva un vecchio arredamento e forse non pulitissima; la cena, che abbiamo consumato all’interno dell’hotel, era simile al cibo servito in una mensa. Ma “poco male” l’importante era dormire una notte sullo Stelvio: il panorama di cui abbiamo goduto, ne valeva comunque la pena.
Seconda tappa: Passo dello Stelvio – Saint-Dié
Il secondo giorno è stata una “tappa di trasferimento” per avvicinarci il più possibile e rapidamente al giro in moto vero e proprio, quindi abbiamo percorso soprattutto le statali. La cittadina francese che abbiamo scelto non era grandissima, ma sia per il dormire che il mangiare siamo andati meglio del giorno precedente.

Terza tappa: Saint Dié – Bruxelles
In questa giornata avevamo previsto che lungo il tragitto ci saremmo fermati a visitare una delle famose abbazie dove i monaci preparano la birra. Ma ecco il primo inconveniente: in aperta campagna belga il nostro navigatore va in tilt, continuava a farci girare in tondo e di cartelli stradali o esseri viventi a cui chiedere informazioni nemmeno l’ombra.
Abbiamo perso diverse ore per riuscire a trovare la strada principale, purtroppo questo piccolo grande contrattempo ci ha impedito di trovare l’abbazia e siamo stati costretti a proseguire verso la capitale belga.
All’arrivo a Bruxelles abbiamo il secondo inconveniente: l’albergo si trovava in una strada pedonale e non potevamo raggiungerlo direttamente in moto come pensavamo. Riusciamo comunque ad arrivare all’albergo facendo qualche piccola infrazione (siamo entrati nel passaggio pedonale e percorso un tratto di strada contromano).
Sistemati noi e la moto, l’albergo aveva un parcheggio privato, facciamo due passi per il centro di Bruxelles.

Visita di Bruxelles
La capitale belga merita una visita anche se solo di un giorno. I posti che a mio avviso sono degni di nota sono:
- la Grand Place,la piazza principale nel cuore di Bruxelles circondata da una fitta schiera di palazzi tra cui il meraviglioso Municipio;
– Manneken Pis, simbolo dell’indipendenza belga, è una piccola statua di un bambino che sta facendo pipì, si trova a due passi dalla Grand Place e che viene “vestito” durante ricorrenze storiche;
– il complesso del Parlamento Europeo;
– il Museo del Fumetto belga, per gli amanti del genere ma anche per chi come me è cresciuto guardando e leggendo Asterix, i Puffi, Tintin e Lucky Luke.
Sicuramente ci sono tantissime altre cose da poter visitare, ma avendo poco tempo e muovendosi a piedi questi sono i luoghi che abbiamo visto e che più mi sono piaciuti.
Tra i prodotti più famosi del Belgio oltre al cioccolato, per il quale non impazzisco, c’è la birra. A proposito di birre, consiglierei una piccola birreria, sempre nel centro di Bruxelles, “La mort subite”: un po’ vecchio stile, ma con un listino birre locali veramente fornito.

Quarta tappa: Bruxelles – Amsterdam
Ci prepariamo per lasciare Bruxelles e decidiamo di non prendere la strada diretta per Amsterdam, ma di costeggiare il Mar del Nord, passando per Rotterdam.
Appena lasciamo la capitale belga, il cielo incomincia a riempirsi di nuvoloni, abituati ai cambi del tempo, non ci spaventiamo, però più ci avvicinavamo ad Amsterdam e più il cielo si faceva minaccioso.
Non facciamo tantissime soste, perché piovigginava, superata Rotterdam, decidiamo quindi di prendere l’autostrada. Imboccata incomincia un bel acquazzone, non ci preoccupiamo, ma sembrava di essere all’interno di un autolavaggio: non solo avevamo l’acqua che scendeva dall’alto, ma anche dall’asfalto e dai lati grazie ai tir e auto che superavamo.
Arriviamo all’albergo che eravamo stra-bagnati, nonostante l’anti-pioggia, ed infreddoliti. Fortunatamente per i successivi 3 giorni non avremmo utilizzato la moto, così i giubbotti si sono ben asciugati.
Avevo prenotato l’albergo fuori dal centro di Amsterdam per avere un parcheggio tranquillo per la moto, a pochi metri dall’albergo c’era la metropolitana che ci portava in centro con poche fermate.

Amsterdam: “visita” ai Musei
Ci svegliamo ed il cielo è ancora coperto da nuvole, ideale per fare una prima visita al centro storico ed ai musei.
Una delle prime tappe è il mercato dei fiori, che si trova lungo uno dei canali che attraversano la città: è inutile dire che ci immergiamo in un tripudio di colori e profumi (non solo dovuti ai fiori!).
Qui si trovano infinite varietà non solo di tulipani, uno dei simboli di Amsterdam, ma di tantissimi altri fiori e piante che mi limito a guardare ed ammirare, visto il mio “pollice nero” (come mi dice mio marito).
Poi ci incamminiamo verso la casa di Anna Frank, scopriamo che per accedere bisognava prenotare, controllo tramite il cellulare le disponibilità per i giorni seguenti e a malincuore scopro che è tutto prenotato per svariati mesi.
Deviamo per la zona dei musei a Museumstraat, dove si trovano il Van Gogh Museum e il Rijksmuseum. Anche qui l’accesso avviene tramite prenotazione e rimpiango di non essermi ben informata prima di partire. Visto che il tempo stava peggiorando e per scongiurare un’altra doccia fuori casa, ritorniamo verso l’albergo.

Visita a Marken e L’Aia
Oggi finalmente esce il sole, decidiamo quindi di fare un giro tipico in battello nei fiordi del centro storico, da veri turisti.
L’escursione ci occupa tutta la mattinata ma è stata molto interessante, anche perché si vede la città sotto un altro punto di vista e si ammirano le case-battello. Queste abitazioni sull’acqua sono strabilianti, c’è chi ha anche l’orto oppure anche un semplice giardino.
Terminato il tour decidiamo di prendere la moto e fare un giro fuori porta a Marken: é una penisola collegata da un lembo di terra, la cittadina vale una visita perché ci sono case di mattoni rossi, sembra un paesino da fiaba e si gira in poco tempo.
Riprendiamo la moto, questa volta destinazione L’Aia e più precisamente la spiaggia di Scheveningen, non solo per fare una cenetta al mare, ma soprattutto perché alla sera si sarebbe tenuto il Festival dei fuochi d’artificio. Come una bambina mi emoziono sempre quando ci sono i fuochi d’artificio, questi sono molto belli e suggestivi, in quanto si svolgono interamente in mezzo al mare a pochi metri dalla spiaggia e con un gioco di sincronizzazione ed effetti strabiliante.

Quinta tappa: Amsterdam – Texel
Purtroppo è giunto il momento di lasciare Amsterdam per dirigerci più a nord, nell’isola di Texel. Per non farci mancare nulla ci accorgiamo che le borse laterali della moto non si aprono più: la pioggia di qualche giorno prima aveva fatto entrare della sabbia che ha bloccato gli ingranaggi.
Fortunatamente avevamo tempo a disposizione, l’isola dista dalla capitale sono ad un centinaio di chilometri. Riusciamo a sbloccare le borse, grazie a getti di aria compresso presso un benzinaio, e finalmente partiamo.
I traghetti per raggiungere l’isola sono molto frequenti, almeno nel periodo estivo. Arriviamo dopo circa una mezzoretta all’isola, un’oasi naturalistica. Ci sono poche case e molti campi, utilizzati per coltivazioni ma soprattutto per l’allevamento di ovini, infatti il simbolo dell’isola è una pecora.
Giriamo tutta Texel in un paio d’ore, soffermandoci nella spiaggia più grande dove è presente un imponente faro rosso che si può visitare.
Consiglio: non vale la pena dormire nell’isola a meno che non si decida di fare attività come kitesurf, escursioni a cavallo, etc. oppure semplicemente godersi una giornata al mare. E’ un giro che può essere fatto tranquillamente in giornata partendo da Amsterdam.

Sesta tappa: Texel – Coblenza
Il nostro viaggio in Olanda è giunto al termine, adesso ci aspetta la strada del rientro. Al mattino prendiamo il traghetto per il rientro sulla terra ferma ed imbocchiamo l’autostrada per arrivare in Germania.
Arriviamo a Coblenza, antica e storica città tedesca, si può intuire dalla basilica di St. Kastor, che sovrasta le altre costruzioni nel centro e la fortezza di Ehrenbreitstein che, dall’alto di una collina, controlla la città.
Noi ci spostiamo leggermente in periferia in quanto il centro è molto trafficato, il nostro albergo si trova, infatti, in un fattoria didattica. La struttura che ci ospita è circondata da un parco popolato da daini e cervi. Un luogo di assoluta calma e silenzio.

Settima tappa: Coblenza – Reutte
Altra giornata di trasferimento prima di arrivare a casa, percorriamo anche oggi tutta autostrada. Arriviamo alla nostra meta: la cittadina di Reutte, che è il tipico paesino austriaco di montagna, molto vivo sicuramente nel periodo invernale.
Ideale per una sosta perché è circondato dalle Alpi della Lechtal e dell’Algovia e questo panorama ci fa sentire già a casa.
Ottava tappa: Reutte – Padova
Il rientro a casa è sinonimo della fine delle ferie, quindi per sollevarci l’animo facciamo il Passo Rombo. Passo gratuito nel tratto italiano, mentre a pagamento in quello austriaco; ma lo spettacolo dei colori delle montagne di un verde irreale con l’azzurro del cielo, con qualche nuvola per smorzare i toni è senza prezzo.









