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Bretagna e Normandia:

dove i ricordi lascian la scia 

un viaggio in moto per rivivere il D-Day

 

 L’occasione del 70° Anniversario dello Sbarco in Normandia ci ha ispirato per un viaggio in moto nel nord della Francia che abbiamo fatto nel 2014.

Sapendo che i giorni clou della rievocazione dello sbarco in Normandia, sarebbero stati quelli vicino al 6 giugno, mio marito ed io, siamo partiti qualche giorno prima e con l’occasione abbiamo visitato anche la Bretagna. Il 31 di maggio ci siamo messi in marcia salutando la bella Padova.

Decisi di arrivare a Brest, punta estrema ad ovest della Francia, nel più breve tempo possibile, abbiamo percorso tutte autostrade. Questo ci avrebbe permesso di poter trascorrere più tempo sia in Bretagna che in Normandia.

Punto strategico: Cherbourg, piccola cittadina nella Francia del nord, che ci permetteva di poter raggiungere in pochi chilometri le lunghissime spiagge della Normandia.

 

Normandia tutta mia: in viaggio tra Italia e Francia.

I primi giorni sono stati di trasferimento: “Padova – Brest” un viaggio indimenticabile perché per passare in Francia abbiamo fatto il Passo del Piccolo San Bernardo: il passo era deserto, l’aria era fresca ma ciò che ci ha stupito moltissimo c’era ancora la neve; che era stata ammucchiata ai lati della strada, creando un piccolo muro, sembrava quasi di percorrere un

sentiero che portava ad un luogo misterioso. Siamo scesi al rifugio per assaporare la sensazione di onnipotenza che trasmettono le Alpi circostanti.

Piccolo San Bernardo

Prima tappa: “Padova – Chambery” –  31 maggio

Partendo da Padova la prima sosta l’abbiamo fatta a Chambery presso l’hotel Kirian, molto comodo perché a pochi passi dal centro; essendo questa una tappa molto lontana da Padova, ben 590 chilometri ed avendo poco tempo a nostra disposizione abbiamo preferito percorrere tutto il tratto italiano in autostrada. Giunti in Francia, abbiamo preferito vivere il paesaggio attraverso strade statali e secondarie: larghe come autostrade e sufficientemente scorrevoli, queste strade offrono il grosso vantaggio di essere gratuite e particolarmente piacevoli alla guida.

Seconda tappa: “Chambery – Tours” – 1 giugno

La mattina ci siamo svegliati di buonora e dopo un’abbondante colazione, abbiamo preso i nostri bagagli, pronti per partire. Per arrivare a Tours ci aspettavano 630 km.

A proposito: se non volete parcheggiare la moto in  strada potete farlo al vicino parcheggio pubblico. Ricordate però che la domenica è chiuso. Non fate come noi!!

Port Saint Vincent a Saint Malo'

Normandia tutta mia: ha inizio il vero viaggio!

Il risveglio a Brest è stato una conferma, triste, del giorno prima: il tempo non era migliorato e la colazione era in linea con il tempo. Ma il bello stava per arrivare, quindi senza indugio e pieni di speranza, siamo partiti.

Quarta tappa: “Brest – Pontorson”- 3 giugno

Il giorno successivo ci siamo diretti a Pontorson; durante il tragitto ci siamo imbattuti nel caratteristico paesino di St. Malò (nella foto la Port Saint-Vincent), paese dei corsari e con un castello di stile gotico che fiancheggia la foce della Senna. La nostra visita è stata della durata di un pranzo frugale, ma sicuramente merita una visita più approfondita.

Pontorson è la meta ideale per chi desidera visitare l’affascinante Mont St. Michel: talmente bella che non abbiamo resistito alla tentazione e siamo andati a vederla la sera stessa, sotto la pioggia.

Senza turisti l’isola acquista un fascino incredibile illuminata solo dalle lampade di un color arancione che ricordano le illuminazioni del tempo a gasolio. Attraversato il ponte che collega la terra ferma all’isola, si entra nel borgo rimasto intatto, sovrastato dall’imponente abbazia gotica e si viene sbalzati nel medioevo, l’unica nota che stona è un gruppetto di turisti giapponesi che con immensa fatica trascinano dei trolley più grandi di loro lungo le vie ciottolate del borgo.

Mont Saint Michel by night

Quinta tappa: “Pontorson – Cherbourg” – 4 giugno

Il mattino seguente siamo tornati all’isola questa volta in treno, su consiglio della nostra disponibile e gentile ospite dell’Hotel Le tour Brette, ma una volta arrivati la folla di turisti ed il tempo uggioso ci ha scoraggiato nell’entrare nuovamente e cambiare il ricordo della sera precedente. Abbiamo così deciso di anticipare la nostra partenza per Cherbourg. In albergo consulto il giornale locale dove era presente il calendario di tutti gli eventi riguardanti le commemorazioni per il 70° Anniversario. Noto che era previsto l’arrivo delle più alte cariche politiche degli Stati coinvolti, dal presidente Obama a Putin, Merkel ed Holland; oltre a tutta la schiera dei regnanti d’Europa. Avendo paura che il servizio d’ordine e l’afflusso di gente potesse impedirci di visitare con tranquillità le spiagge e le cittadine protagoniste degli eventi in programma, decidiamo di fare il giro contrario alle visite istituzionali, incominciando dalle spiagge.

Utah Beach

 “Cherbourg e dintorni”- 5 giugno

La mattina appena svegliati a Cherbourg decidiamo per la visita a Utah Beach, che dista 47 km dalla nostra “base”. Lungo il tragitto siamo testimoni di un via vai di mezzi militari  e civili risalenti alla II WW, con figuranti vestiti da militari, sia americani che francesi e tedeschi. Non solo, anche in cielo era un susseguirsi di aerei, non so esprimere bene la sensazione ma è stato incredibi-le. Arrivati a Utah Beach abbiamo parcheggiato la moto e siamo entrati nel  Museo che si trova proprio a ridosso della sconfinata spiaggia (nella foto puoi vederne

uno spaccato), al cui interno si possono vedere i reperti rinvenuti lungo il littorale, aerei da guerra e jeep. Usciti dal museo costeggiamo la spiaggia dove si trovano, ancora in buono stato, i bunker utilizzati dai tedeschi durante la guerra per sorvegliare la costa. Poi ci siamo diretti a Pointe du Hoc, il punto più alto delle scogliere della Normandia.

Proseguiamo la nostra visita spostandoci a sud, a Omaha Beach per visitare il cimitero americano. Riusciamo a trovarlo con un po’ di difficoltà, in quanto c’era già il servizio di sicurezza in opera per la visita del presidente Obama del giorno successivo. Appena entrati manca quasi il respiro quando si vedono a perdita d’occhio le croci bianche sistemate una dall’altra con una precisione millimetrica, sembra una marea bianca. Riusciamo a fare parte del giro del sacrario prima di essere gentilmente invitati fuori.

Rientriamo all’albergo ancora un po’ storditi da quanto visto nella giornata e dalle emozioni, ma pienamente soddisfatti e pronti per il giorno successivo.

Paracadutisti a Sainte Marie Du Mont

“Cherbourg e d’intorni” – 6 giugno

Partiamo alla volta di Arromanches, dove durante la sbarco in Normandia fu costruito un porto artificiale, le sue tracce sono ancora presenti e ben vibili lungo la spiaggia. Li’ abbiamo assistito a delle esibizioni di mezzi anfibi dell’epoca.

Nel pomeriggio volevamo ritornare a Utah Beach, perchè ci sarebbe stata la reunion degli attori che avevano partecipato alla mini serie televisiva di “Band of Brothers”, lungo la strada ci siamo fermati a Saint Marie du Mont. La cittadina era stata presa d’assalto dai figuranti: nel piazzale della chiesa e nel piccolo parco adiacente era stato ricostruito un campo militare, con alloggi, cucine, infermeria e negozio di viveri. Decidiamo quindi di fermarci un pochino.

Stiamo visitando l’accampamento, quando sentiamo un forte vociare e grida di gioia, infatti da una strada laterale alla chiesa sbuca un corteo di soldati e dietro di loro motociclette, jeep e .. carrarmati. Finita la sfilata di questo corteo, ci stavamo rimettendo in viaggio, ma a quel punto in cielo incominciano ad arrivare una serie di aerei e da questi a scendere i paracadutisti (chiaramente con l’attrezzatura dell’epoca). Che meraviglia. Decidiamo di partire, andiamo verso la moto e mi si avvicina un signore vestito da soldato, non più giovanissimo, che mi chiede di dirgli quanti anni ha; mi trovo molto imbarazzata ed azzardo un “70 anni?”, mi risponde che lui è un reduce e che ha 90 anni. Non so proprio cosa rispondergli, mi mancavano le parole,purtroppo riesco solo a fargli i complimenti.

Ma adesso partiamo veramente alla volta di Utah beach!

Vincent Speranza

Il giorno prima avevo visto al museo a Utah Beach, che ci sarebbe stata una reunion degli attori della mini serie televisiva “Band of Brother”, che racconto le vicende di un gruppo di soldati americani proprio durante il D-Day. Considerando che, mio marito ed io, abbiamo visto e rivisto la serie eravamo molto emozionati al pensiero di poter incontrare dal vivo gli attori.

Finalmente a destinazione c’era pochissima gente al museo, sapendo che l’appuntamento era alle 19 controlliamo l’orologio e ci accorgiamo che erano già le 21.

Purtroppo il sole ancora alto ci aveva ingannato ed era già tutto finito.

Decidiamo comunque di fermarci per qualche minuto in attesa di rientrare in albergo. Guardandomi un po’ in giro vedo che all’entrata del museo c’è un gruppetto di gente, decido quindi di andare a vedere di cosa si tratta. Avvicinatami, vedo un signore anziano seduto su una panca

accerchiato da un gruppo di gente alcuni figuranti altri vestiti in abiti normali. Deduco che il signore anziano è un reduce, deduco non è proprio la parola giusta, leggo il badge che ha al collo è più corretto. Invito ad avvicinarsi anche mio marito e proprio in quell’istante il gruppetto incomincia a cantare una canzone sulla falsa riga di “Glory glory hallelujah”, ma con parole diverse.

Terminato il canto, che non sembrava molto allegro almeno dalle parole che sono riuscita ad intercettare (ho trovato solo al rientro in Italia il titolo corretto, per chi è curioso lo può ascoltare, il nome è “Gory Gory What a Helluva Way to Die”), mio marito si avvicina al reduce, ormai rimasto solo e si presenta. Scopriamo quindi che si chiama Vincent Speranza e che chiaramente ha origini italoamericane. Come fossimo vecchi amici ci racconta le sue origini e un po’ la sua storia.

Ancora un po’ frastornati dal susseguirsi degli eventi della giornata e dagli incontri, ritorniamo a Cherbourg in Hotel per l’ultima volta. 

Louvre, Paris

Sesta Tappa: “Cherbourg – Parigi” – 7 giugno

Ci svegliamo un po’ dispiaciuti nel lasciare la Normandia che in così pochi giorni ci ha entusiasmato e regalato emozioni grandissime, ma adesso ci aspettava Parigi. Le due città sono vicine, quindi decidiamo di far l’autostrada (E46 e poi A13), visto che il tempo a nostra disposizione per visitare la capitale francese non era tanto, solo due giorni, inoltre nessuno di noi l’aveva mai visitata.

L’unica cosa che conoscevo di Parigi era quella vista nei film (“Sabrina”, “Il favoloso mondo di Amelie” solo per citarne qualcuno) e mi immaginavo che lungo le strade avrei percepito le note de “La vie en rose”. L’immaginazione è una bella cosa, ma la realtà è tutt’altro!

Arrivati vicino al centro, ci troviamo fin da subito imbottigliati nel traffico, tanto che la nostra moto incomincia a fare le bizze. Era una Guzzi Breva 1100 con raffreddamento ad aria, peccato che bloccata nel traffico e col caldo non riusciva a raffreddarsi. Riusciamo, fortunosamente, ad arrivare in albergo, la nostra moto avrebbe riposato per i seguenti due giorni.  

Prendiamo possesso della stanza, il tempo di cambiarci e ci tuffiamo tra le vie francesi per una veloce “ricognizione”.

8 giugno Parigi:

Svegliati presto ci dirigiamo a Montmartre, il famoso quartiere degli artisti, lungo la strada ci fermiamo al “Cafè des 2 Moulins” in rue Lepic, famoso tra gli amanti del film “Il favoloso mondo di Amelie”, per poi salire verso il Sacré Cœr. Per accedere alla Basilica c’era una coda immane, decidiamo quindi di ritornare Place de la Concorde. Facciamo una breve sosta ristoratrice nel giardino dei Campi Elisi, visto che la giornata era soleggiata e calda. Poi abbiamo riprese il cammino lungo la Senna per vedere la Torre Eiffel. Maestosa e bella, solo le uniche parole appena mi sono trovata ai piedi del monumento.

Causa la mia paura dell’altezza, non siamo saliti, però potrei aggiungere che come per le altre attrazioni parigine la coda era veramente importante, nello stesso periodo si stava svolgendo anche il Roland Garros. Senza indugio ci andiamo ad informare sui giri in battello lungo la Senna,le offerte non mancano a seconda delle esigenze e del tempo che si ha a disposizione, noi abbiamo scelto un piccolo tour notturno con Bateaux Mouches. Le città alla sera cambiano volto con le luci dei lampioni, spesso acquistano un fascino misterioso d’altri tempi. La guida del tour era tutto in francese, purtroppo l’unica disponibile per quell’orario, ma comunque interessante perché si vedono con maggior attenzione e da un altro punto di vista i musei (come le Musée d’Orsay), chiese ed i ponti stessi.

 

9 giugno – Parigi – Nimburg

Purtroppo è arrivato il momento di rientrare, direzione Nimburg, paesino sconosciuto nella campagna tedesca. Troviamo qualche difficoltà nell’uscire dalla caotica Parigi, ma una volta trovata la direzione giusta, prendiamo l’autostrada verso Nancy ed il confine con la Germania.

E’ tutta strada molto noiosa, ma la più veloce e che ci permetteva di avvicinarci il più possibile all’Italia. Passato il confine franco-tedesco, ci perdiamo. Con l’aiuto di qualche abitante riusciamo non solo a trovare la strada giusta ma anche il B&B che avevamo prenotato. Il paese sembra deserto, nessuno per strada, bar e ristoranti chiusi.

Grazie alle nuove tecnologie, riusciamo a trovare un bar aperto e fortunatamente non lontano, ma comunque dovevamo riprendere la moto. Arrivati, ci sediamo fuori, visto che la temperatura lo permetteva. Sorridente arriva la cameriera, che parla solamente tedesco e ci porta il menù.

Ordiniamo un po’ a casaccio, cercando di tradurre con le pochissime conoscenze di tedesco, l’unica cosa certa erano le birre. Rientrando per portare la comanda, la cameriera si ferma presso un gruppetto di persone, anch’esse sedute fuori, si voltano tutti verso di noi e sorridono. Pensiamo subito che forse abbiamo ordinato qualcosa di strano, oppure che nessuno chiede da diverso tempo, rimaniamo un po’ in ansia fino all’arrivo dei piatti. Al loro arrivo non ci sembrava nulla di strano, sembrava tutto buono.

Incominciamo a mangiare, in effetti era tutto molto buono. Finiamo di mangiare e bere, paghiamo e mentre ci stiamo rivestendo per risalire in moto, uno dei paesani che era seduto fuori, ci viene incontro e ci porge dei dolcetti in omaggio. Credo che sia stato il loro modo per ringraziarci della visita, mah!

10 giugno – Nimburg – Nauders

Sempre più vicini a casa. Partiamo da Nimburg e, non volendo entrare in Svizzera per non pagare il bollino, decidiamo di rimanere in suolo tedesco, attraversando la Foresta Nera e tutta una serie di paesi fino ad arrivare vicino a Füssen. Entrati in Austria ci dirigiamo verso sud nella cittadina di Nauders a pochi chilometri dal confine e dal Passo Resia.

11 giugno – Nauders – Padova

Partiamo subito dopo colazione, perchè per rientrare verso casa, visto che eravamo vicini, decidiamo di fare anche lo Stelvio per concludere in bellezza, prima di prendere l’autostrada e ritornare a casa.